|
La
pesca del tonno, (toro del mare) avviene in primavera presso l'isola
di Favignana durante il periodo di migrazione di questi pesci. La
tonnara è formata da più reti nelle acque antistanti
il porto, stese dalla superficie al fondo marino e disposte in modo
da convogliare i tonni verso una rete chiusa sul fondo, detta "camera
della morte". Quando i tonni restano intrappolati, le barche
dei pescatori si accerchiano alla "camera della morte";
al comando del rais (il capo dei pescatori), i "tonnaroti"
incominciano a sollevare la rete che costituisce la base della camera
costringendo i tonni ad affiorare in superficie. A quel punto i
tonnaroti, con dei lunghi e robusti uncini di ferro
(arpioni), li trafiggono e li tirano a bordo delle loro barche;
quindi li porteranno a terra per essere venduti ai giapponesi, un
tempo a favignana per la lavorazione al vecchio ormai abbandonato
"Stabilimento Florio".

Nel
complesso la mattanza (la corrida del mare) è uno spettacolo
molto crudele ma particolarmente affascinante per via del colore
rosso di cui si dipinge l'acqua, per via del ribollire di quest'ultima
e per via dei pericolosi colpi di coda che danno i tonni mentre
arpionati vengono caricati sulle barche. Fino
a una quarantina d'anni fa la mattanza dei tonni era uno spettacolo
tradizionale lungo le coste siciliane, oggi invece sopravvive in
pochissimi luoghi. Favignana è tra questi.
La mattanza (dallo spagnolo matar, uccidere) riassume storicamente
nella mente delle genti di Sicilia il valore simbolico dell'eterna
lotta tra l'uomo e la natura, qui in forma di animale (ci viene
in mente la corrida spagnola o la lotta titanica tra il marinaio
e il marlin ne "Il vecchio e il mare" di Hemingway): rituale
popolare, tradizione corale, cerimonia intensa e crudele, intrisa
di forti significati culturali.
I branchi
di tonni spinti dalle correnti orientali del mediterraneo si ritrovano
ogni anno a primavera nelle calde acque del Canale di Sicilia per
l'accoppiamento, ed è qui che i pescatori organizzano il
sofisticato metodo di cattura, secondo una tecnica antica e rigidamente
codificata.
Gli animali vengono dapprima guidati all'interno di un sistema di
reti e ancore galleggianti che li incanala verso la "camera
della morte"; a questo punto le imbarcazioni chiudono da ogni
lato il quadrilatero
e i tonnaroti issano la rete dove i tonni soffocano, storditi per
la mancanza di spazio e di acqua.
E' il momento della mattanza: i marinai colpiscono i tonni con gli
arpioni e li issano sulle barche, mentre l'acqua diventa rossa del
loro sangue in un crescendo impressionante.
Al di là dei fatti simbolici comunque il lavoro delle tonnare
siciliane rappresentava in passato una voce complessa e importante
dell'economia, con grandi stabilimenti (oggi splendidi esempi di
archeologia industriale) e una vera attività imprenditoriale,
con un forte indotto, per la lavorazione e la conservazione del
pesce.
Nelle
isole le tonnare sono importanti per l'economia sin dal 1453, quando
divennero titolo di baronia. Seguendo poi il flusso degli interessi
marittimi e commerciali dei liguri verso quest'arcipelago, i Pallavicini-Rusconi,
banchieri genovesi, ottennero nel seicento da Filippo IV di Spagna
l'arcipelago e le tonnare, in cambio di un loro grosso credito.
Nel 1878 i Florio, anch'essi di origine ligure e grandi imprenditori,
con due milioni di lire in contanti divennero proprietari di tutto;
fu questa famiglia a rendere moderne le tonnare e a creare gli stabilimenti
industriali per la lavorazione dei prodotti ittici. Successivamente
arrivarono i Parodi, i quali ne divennero a loro volta i proprietari,
confermando il rapporto esistente tra Egadi e Liguria.
|