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I
fatti che avvennero in tempi assai remoti non si conoscono.
NellOdissea (libro IX), Omero fa approdare Ulisse nell'isola
delle capre (Aegades) e descrive i caratteri naturali dell'isola
con tale chiarezza che la somiglianza all'isola attuale riesce perfetta.
Si ritiene che i primi abitatori della Sicilia furono i Feaci (marinai)
e i Lestrìgoni (agricoltori) venuti dall'Epiro via mare.
Essi abitarono a Favignana probabilmente in caverne delle quali
si ha traccia in prossimità di S. Nicola.
Favignana,
che i Greci chiamarono Aegusa ed in epoca medievale prese l'attuale
nome dal vento Favonio, assomiglia ad una grande farfalla venuta
a posarsi placidamente sulle acque del Mediterraneo. Acque che ancora
evocano vicende di storia e di mito, che celano nella loro profondità
i segreti di antiche battaglie, come la terribile Battaglia delle
Egadi del 241 a.C. combattuta a cala Rossa fra Romani e Cartaginesi;
acque ancora pregne delle voci, dei canti, delle grida delle genti
di mare impegnate in mille e mille "mattanze", l'antica
e tradizionale pesca del tonno appresa dagli Arabi.
Per
la sua straordinaria posizione geografica è stata testimone
di grandi eventi storici e di grandi leggende. Base strategica di
incontestato valore per i popoli che si contendevano il predominio
del mare. I Fenici si insediarono qui quasi subito nel lato nord-orientale
dell'isola (Cala S. Nicola). Del villaggio restano tracce di un
cospiquo insediamento con grotte di abitazione, grotte di uso sacro
e tombe.
Un'altra passeggiata piena di spunti è quella archeologica.
Non sarà difficile trovare una guida locale.
Nella
zona est dell'Isola si insedierano le prime tribù paleolitiche,
ne restano tracce nelle grotte vicino la cala S. Nicola che dovette
essere per secoli il porto dell'Isola. Nei pressi si scorgono i
resti di una specie di piscina di epoca romana, denominata "il
bagno delle donne", scavata nella roccia calcarea che riceveva
acqua dal mare mediante un condotto sotteraneo. Nel lato ovest dell'Isola,
su monte S. Caterina, alle spalle del Faraglione si apre la grotta
più interessante e più suggestiva, è quella
delle Uccerie o delle Stalattiti. Vi si accede da uno strettissimo
cunicolo e si scende in una vasta caverna sotteranea dove milioni
anni hanno ricamato un'imponente cattedrale di Stalattiti. Sul versante
nord-est della montagna sono di notevole interesse i graffiti di
alcune iscrizioni puniche, accopagnate da raffigurazioni di pesci,
della grotta del Pozzo e della grotta della Ficarra, le quali succesivamente
diventarono luoghi di culto cristiano; ne sono testimonianza i graffiti
rappresentanti la croce, rinvenuti in ambedue le grotte.
Per gli amanti di questo tipo di escursione è indispensabile
una visita a Levanzo, la più piccola delle Egadi.
Attorno
al I secolo d.C. le piccole comunità delle Egadi godettero
di una
relativa tranquillità. Mentre la Sicilia si romanizzava,
quel poco risalente a quell'epoca che si è rinvenuto nelle
isole Egadi fa supporre che ci fossero solo piccoli stanziamenti
di presidio. Marettimo in particolare fu sicuramente presidio di
Roma. Ancora oggi il pianoro sovrastante il paese si chiama "Case
Romane" e conserva i resti di un vasto edificio ad opus reticulatum,
dal quale si domina tutto il mare a levante dell'isola fino alla
costa sicula; ancora non se ne conoscono l'uso, probabilmente difensivo,
né l'epoca esatta, ipotizzata fra il I secolo a.C. e il II
d.C. I collegamento tra le isole egadi sono continui, quindi è
possibile in qualunque momento della giornata organizzare la gita.
Nella grotta-santuario detta del "Genovese" si potranno
ammirare i rari graffiti di epoca paleolitica e neolitica, testimoni
di una comunità dedita alla caccia e già allora alla
pesca del tonno (vedi Mattanza). Sono raffigurate anche danze tribali
simboli di rituali magici. Per gli amanti di questo tipo di escursione
è indispensabile una visita a Levanzo (vedia pagina di Levanzo),
la più piccola delle Egadi. I collegamento tra le isole egadi
sono continui, quindi è possibile in qualunque momento della
giornata organizzare la gita. Nella grotta-santuario detta del "Genovese"
si potranno ammirare i rari graffiti di epoca paleolitica e neolitica,
testimoni di una comunità dedita alla caccia e già
allora alla pesca del tonno. Sono raffigurate anche danze tribali
simboli di rituali magici.
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